All’origine del fiume Tevere

All’origine del fiume Tevere: larte, da Raffaello a Burri, e la storia del tabacco nello sviluppo dei borghi storici dell’Alta Val Tiberina”. Se, di recente, l’Alta Val Tiberina e Città di Castello in particolare, devono la propria fama all’arte contemporanea di Alberto Burri, che proprio a Città di Castello ebbe i suoi natali, è necessario ricordare che già Raffaello, e prima di lui, anche Luca Signorelli operarono in questo territorio, lasciandovi numerose testimonianze che si possono ancora oggi ammirare. 

Ciò che ha caratterizzato l’Alta Valle del Tevere è, tuttavia, il tabacco, che qui ha avuto una delle aree più importanti per la coltivazione e la lavorazione e che, da sempre, caratterizza l’economia e la società del territorio tifernate.

Città di Castello è, senza dubbio, il centro più grande, punto di riferimento per l’intera valle. Fondata dagli Umbri, divenne municipio romano, prima di essere distrutta dai Goti di Totila. Nel Quattrocento la famiglia Vitelli ne fece la sede della propria signoria, e proprio ai Vitelli, che si caratterizzarono per il loro mecenatismo, si devono molte delle testimonianze artistiche e architettoniche che oggi arricchiscono il centro storico tifernate, le sue chiese e i suoi musei.

Tra questi, meritano, senza dubbio, una visita la Cattedrale dell’XI secolo, dedicata ai Santi Florido e Amanzio, con l’adiacente Museo del Duomo e la Torre campanaria in stile ravennate, o la Chiesa di San Francesco, all’interno della quale si trovano la Cappella Vitelli, realizzata dal Vasari, e l’Incoronazione della Vergine, anch’essa realizzata dal Vasari.

Tappa imperdibile della visita a Città di Castello è anche la ricca Pinacoteca comunale, con opere di Raffaello, Luca Signorelli, Ghirlandaio, Raffaellino del Colle e Pomarancio.

Due sono, invece, i musei che la città ha dedicato al maestro Alberto Burri: a Palazzo Albizzini e negli ex Seccatosi del tabacco. La Collezione Burri di Palazzo Albizzini, nel centro storico tifernate, comprende 130 opere realizzate da Burri tra il 1948 e il 1989, non solo dipinti, ma anche sculture, lavori di grafica e scenografia. Il museo, aperto nel 1981, ripercorre, attraverso i due piani di esposizione, tutta la vita artistica del Maestro.

Le opere di grandi dimensioni, suddivise per cicli, sono invece esposte presso gli Ex Seccatoi del Tabacco, museo inaugurato nel 1990 che comprende le opere realizzate tra il 1979 e il 1993. Come si capisce bene dal nome stesso, il complesso che ospita la Collezione Burri era utilizzato in origine per l’essiccazione del tabacco. Negli anni 70 fu dismesso e l’artista potè utilizzarlo come laboratorio. La sua acquisizione al patrimonio della Fondazione Palazzo Albizzini ha reso successivamente possibile la musealizzazione della struttura. 

Alle vicende di Città di Castello si lega anche la storia dei borghi più piccoli della Val Tiberina, abitati in qualche caso risalenti alla Preistoria, e in gran parte al periodo umbro ed etrusco-romano.
 

A ridosso del capoluogo tifernate meritano una visita Citerna, che oggi domina la valle con la sua Rocca di origine longobarda, Lisciano Niccone, castello del IX-X secolo, Monte Santa Maria Tiberina, dominio incontrastato dei Marchesi Del Monte dall’XI secolo fino al 1815, così come Pietralunga, la cui storia è strettamente intrecciata a quella di Città di Castello, o Umbertide, con la sua rocca medievale, simbolo della città stessa. A nord, tappa obbligata di un tour nell’Alta Valle del Tevere è, senz’altro, San Giustino, su cui svetta il Castello Bufalini, l’antica fortezza divenuta poi dimora gentilizia della famiglia di cui porta il nome. La visita al castello è resa particolarmente interessante dal fatto che esso conserva intatte le opere d’arte, gli arredi e la tappezzeria dell’epoca.

Nel comune di San Gustino, inoltre, si trova quella che un tempo era la Repubblica di Cospaia, da dove il tabacco si diffuse in tutta la valle. Nata per un errore topografico nell’aggiornamento dei confini dell’area tra lo Stato Pontificio e la Repubblica di Firenze, fu lasciata fuori, per errore, una piccola striscia di terra su cui sorgeva il piccolo centro di Cospaia, che i suoi abitanti non persero tempo a dichiarare libero la autoproclamata Repubblica durò per ben quattro secoli, dal 1441 al 1826. 

Durante questo periodo la popolazione cospaiese prosperò proprio grazie alla coltivazione e lavorazione della cd erba Tornabuona, come era chiamato allora il tabacco, dal nome del cardinale Nicolò Tornabuoni che ne aveva inviato alcuni semi in dono al nipote, vescovo della vicina Sansepolcro. I cospaiesi furono considerati dei contrabbandieri, soprattutto dopo la scomunica papale contro il fumo, e di fatto il contrabbando era assai praticato. Ciò, tuttavia, non frenò lo sviluppo di un’economia legata al tabacco in tutta la zona. Si può dire, anzi, che proprio al tabacco è dovuto lo sviluppo economico e sociale dell’intera Alta Val Tiberina

Ciò è ben documentato all’interno del Museo del Tabacco che ha sede proprio a San Giustino, il primo museo in Italia interamente dedicato al tabacco, nato nel 1997 per volontà della Fondazione costituita da tutti i soggetti della filiera.

Spostandoci ancora da Città di Castello verso sud, incontriamo il borgo di Montone la cui storia è strettamente legata alla signoria dei Fortebracci. 

A Montone nacque, nel 1368, Andrea detto Braccio Fortebracci, capitano di ventura tra i più famosi e potenti della sua epoca. Oggi, sulla sommità del borgo, si possono ammirare i resti della cd Rocca di Braccio, distrutta nel 1478 per volere del Papa Sisto V. Meritano una visita anche il Complesso museale di San Francesco, con l’omonima chiesa gotica e il ricco museo etnografico e la Collegiata di Santa Maria e San Gregorio Magno, costruita agli inizi del 1300. 

Al suo interno è custodita la Sacra Spina. La tradizione vuole che si tratti di una delle spine della corona che cingeva il capo di Gesù durante il suo calvario; a donarla alla popolazione fu il figlio dello stesso Braccio, Carlo, conte di Montone, insieme alla moglie Margherita Malatesta da Rimini. 

Oggi viene esposta al pubblico il lunedì di Pasqua e la penultima domenica di agosto con un coinvolgente cerimoniale, che richiama numerosi turisti.

I borghi, assai ben conservati, ricchi di arte, di architettura e storia sono incastonati nell’intenso verde dell’Alta Val Tiberina, che offre numerosi e interessanti spunti anche per il turismo naturalistico. Trekking, cammini, cicloturismo ma anche rafting e canoa sono tra le numerose attività che si possono fare alla scoperta di un territorio di grande suggestione, che sempre più viaggiatori stanno scoprendo.

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